Dallo storYTelling alla crescita personale
La mia metafora del Viaggio dell'Eroe
Il viaggio originale
L’intento del libro di Vogler era insegnare a scrivere trame avvincenti, seguendo un ordine che ha reso memorabili tutti i miti.
Quel che ha fatto è andato oltre il successo al box office, ha fornito una metafora che aiuta a orientarsi nel grande disegno della vita, uno strumento utile per prevedere e gestire le difficoltà che si incontrano lungo il percorso di crescita personale e professionale.
Ogni viaggio inizia con un cambiamento, con una chiamata all’uscire dalla propria area di comfort. Per poter affrontare il cambiamento è necessario imparare qualcosa di più su noi stessi, sui nostri limiti e sulle nostre potenzialità e iniziare a conoscere le regole del nuovo gioco, in cui incontreremo amici e avversari con cui affronteremo numerose prove.
Quando affrontiamo la nostra paura più grande e superiamo la prova centrale diventiamo consapevoli che le nostre potenzialità sono state messe in pratica e sono diventate nuove abilità. Continuando a metterle in pratica, durante la via del ritorno, dimostriamo di aver fatto nostro, tutto ciò che abbiamo imparato.
La resurrezione nel mondo ordinario porta ad una nuova ed evoluta area di comfort, dove possiamo essere noi i mentori di chi si trova ad affrontare un cambiamento simile al nostro.
E da dove possiamo partire per un altro viaggio.
Un nuovo viaggio
Questa metafora mi aveva affascinato, ma qualcosa stonava perché c’erano dei cliché che mal si adattavano al mio modo di raggiungere gli obiettivi e acquisire nuove consapevolezze.
Poco dopo aver letto il libro di Vogler, ho iniziato a leggere “Noi siamo tempesta” di Michela Murgia. Nella prefazione ho trovato la soluzione ai miei dubbi.
Quindi, il mio modo di presentare il viaggio non racconta di un eroe con un passato di disgrazie, che deve affrontare il mondo crudele in solitaria. Il vero viaggio lo si compie con gli altri, autonomi ma interconnessi. Le vere vittorie nascono dal lavoro di squadra e dalla condivisione delle esperienze. Gli alleati, gli avversari e il mentore non hanno un ruolo di comprimari.
Uso i termini originali, che provengono dal mondo patriarcale dove un uomo salva una donna, combattendo con violenza per annientare il nemico.
Ma quando ci fermiamo a questo tipo di viaggio dell’eroe, introduciamo un modello competitivo, guardingo e rivendicativo orientato a difendersi dall’altro, come scrive Michela Murgia.
Per questo nel mio percorso il mentore, gli alleati e i nemici hanno un ruolo fondamentale. Diciamo che la storia è più simile a quella di Grey’s Anatomy e Once Upon a Time. Viaggi fatti di collaborazione, fiducia, riconoscenza, amicizia e fratellanza, dove si diventa potenti insieme.











